UNICA TERRA è un'associazione di volontariato, costruita nel 1989, pluriconfessionale, non partitica, con la finalità prioritaria di operare e cooperare con gli immigrati, avendo come obiettivo lo sviluppo della società civile e il conseguimento del comune interesse.

Presidente: Maria Pase

Un'immagine forse più concreta dell'Associazione può essere data dalle parole di alcune persone che nell'Associazione hanno operato fin dall'inizio o che le sono oggi più vicino.

Maria Pase, attuale presidente di Unica Terra:
"... Abbiamo iniziato nel 1989 aprendo, nella casa dei Missionari Comboniani di Padova, un ufficio di ascolto e orientamento, ricerca di lavoro e disbrigo pratiche, e organizzando dei corsi di italiano. Già allora era assillante la richiesta di un posto letto: grazie alla disponibilità dell'Istituto delle Suore Elisabettine, che ci misero a disposizione uno stabile a Bosco di Rubano, abbiamo aperto la "Casa di Abramo" all'accoglienza dei lavoratori stranieri. La realizzazione a me più cara è stata però "Casa di Ruth", luogo di accoglienza per donne e figli minori: doverla chiudere su richiesta della parrocchia proprietaria è stata una grandissima sofferenza. Molte giovani avevano collaborato a questa splendida iniziativa, dove mamme trovano appoggio e collaborazione nella crescita dei loro bambini: ci resta la consolazione che Unica Terra, col suo esempio, ha aperto la strada poi seguita da altre organizzazioni a Padova e nel Veneto.
Col passare degli anni il fenomeno immigrazione è cambiato e l'Associazione è stata chiamata ad adeguarsi e a dare nuove risposte: ecco allora l'avvio di servizi rivolti alle donne e ai minori, l'attenzione alle famiglie, l'iniziativa delle "Vacanze insieme".
Per ultima ricordo la "Festa dei Popoli", che è anch'essa alla decima edizione e realizza, in piccolo, il nostro sogno iniziale: la collaborazione tra immigrati e italiani, che si trovano a partecipare e condividere assieme, da protagonisti, la costruzione della società interetnica, interculturale e interreligiosa".

P. Gaetano Montresor, già Padre Superiore dei Missionari Comboniani di Padova:
"... Unica Terra, nata in ambiente missionario, formata da persone che avevano esperimentato il contatto diretto con l'Africa o l'America Latina, ha fatto la scelta precisa di lavorare con gli stranieri immigrati, per favorire la loro integrazione nell'ambiente e territorio italiani, applicando la metodologica e sensibilità "comboniane" del fare causa comune con la gente e del credere che le persone hanno dentro di se la forza per la propria rigenerazione. Unica Terra vede nell'immigrato un cittadino che, lasciato il suo paese, cerca un inserimento in un'altra nazione, per poter migliorare la propria condizione di vita. Collabora quindi perchè tale inserimento sia facilitato e corretto, attraverso percorsi legali per documenti, lavoro e casa e con l'organizzazione di programmi formativi di lingua e competenze. Un'attenzione particolare viene data ai soggetti più deboli: donne e bambini... Unica Terra, in un dialogo continuo tra gli associati e con altre forze, istituzionali e private, ha dato inizio ad attività che sembravano completarsi reciprocamente e legarsi armoniosamente tra di loro. Ufficio di Ascolto, Corsi di Italiano, Formazione all'assistenza domiciliare, Progetto donna, Progetto minori, Vacanze insieme, Centro di documentazione, Festa dei Popoli, sono solo alcuni nomi dietro ai quali ci sono realtà vive, significative e illuminanti".

Paola Tiso, pedagogista di Unica Terra, traccia un'immagine dell'Associazione attraverso i volti degli immigrati che la frequentano:
"... Erano Nigeriani e venivano ai corsi di italiano. Tra di loro ce n'era uno, giovane con gli occhi grandi da cerbiatto, che si addormentava perchè tutto il giorno aveva girato per vendere le sue cose. Erano marocchini. Alcuni giovani, istruiti, ricchi di orgoglio e dignità, magari con laurea, che tiravano fuori, a poco a poco, sorridendo un po' per i nostri sforzi di insegnare loro l'alfabeto. Altri erano analfabeti per davvero, sorridevano pure loro per i nostri sforzi di recitare la "loro" parte di straniero che va dal dottore, al supermercato, alla questura...
... Ecco l'incontro con le donne. Quante erano le varie "Ruth", spaventate, chiuse, aspre talvolta a prima vista, ma tenaci e determinate, caparbie e coraggiose, in un secondo momento. Poi l'incontro con l'amicizia, la loro dolcezza, la complicità di un rapporto dai contorni sfumati che chiedeva libertà reciproca, senza legarsi, il comprendere le ragioni dell'una e dell'altra. Con loro ho scoperto quanto sia secondaria la dimensione dell'aiuto rispetto al "fare un pezzo di strada insieme", sullo stesso piano, scambiandosi conoscenze senz'altro scopo che questo... Lo sforzo di usare poche parole, i gesti, i toni adatti per comunicare diventava inutile di fronte a due parole chiave, "sorellanza" e "maternità". Ci si capiva immediatamente in un continuo scambio di ruoli: sorelle, madri, figlie... Attorno a questo l'universo femminile si compatta sempre: africane silenziose, reduci dalla guerra, arrivate con il loro bambino in braccio e nient'altro; asiatiche, ermetiche, che provano il più delle volte sulla loro pelle la lacerazione di dovere mandare il figlio, nato qui, alla famiglia di origine, e che non si lamentano mai, non imprecano, abbassano la testa e lavorano fino allo sfinimento, forse per colmare il vuoto affettivo lasciato dal figlio lontano; sudamericane solari, che stringono i denti, lavorano e portano qui i loro figli per offrire loro una sistemazione meno precaria".

E, per finire, un flash sul rapporto con i minori immigrati, con le parole di Liliana Greggio, psicoterapeuta dell'Associazione:
"... Un figlio spesso da' senso all'immigrazione perchè rappresenta, per i genitori, da un lato la continuità della loro storia, dall'altro il tramite per l'inserimento nel Paese che li accoglie. Sono infatti i figli che introducono nelle case delle famiglie immigrate le differenze, i cambiamenti. Ma il ruolo di "catalizzatori dell'acculturazione" è davvero troppo oneroso per soggetti giovani che già si devono confrontare con i non facili compiti della crescita. Ad esempio, essi parlano in modo corretto la lingua italiana nella vita sociale, e in casa parlano la loro lingua d'origine: questo li costringe ad una sorta di sdoppiamento culturale che potrebbe avere ripercussioni anche serie per la futura stabilità psichica. La realtà psicologica in cui si trova immerso il minore immigrato è spesso fortemente conflittuale, ambivalente e complessa: da un lato c'è la realtà familiare, portatrice di vissuti propri di chi ha abbandonato, in maniera più o meno traumatica e coatta, i luoghi d'origine; dall'altro c'è, invece, la realtà extra-familiare, che lo costringe a un processo di adattamento e acquisizione culturale accelerato, e che si pone in modo quasi antitetico rispetto alla realtà familiare. Le due realtà coesistono con un'altra ancora, quella psicologica interna, fortemente impegnata in un processo evolutivo di fondamentale importanza: l'edificazione della propria identità personale. Se i problemi relativi all'identità si risolvono a livello di identificazione con le figure parentali, cioè all'interno dei vincoli familiari e culturali del gruppo cui l'individuo appartiene, è importante che la continuità delle origini sia salvaguardata e garantita per tutti i minori immigrati, in particolare per quelli di seconda generazione (cioè nati in Italia) che rappresentano buona parte dei ragazzi con cui vengono a contatto i volontari di Unica Terra; ma non va dimenticato che per questi minori, che la terra d'origine non l'hanno mai vista e l'hanno conosciuta solo attraverso i racconti o i silenzi dei genitori, l'identità delle radici spesso giunge loro come un'identità traumatizzata. Questo perchè l'emigrazione stessa si configura come trauma, in quanto esperienza di rapporti significativi spezzati, di disorganizzazione di equilibri, di separazioni desolanti".

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